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Pilato. Ultima cena (monologo di Paolo Avanzi)


Ponzio Pilato è stato condannato all'esilio nelle Gallie dall'imperatore Caligola.

Prima di lasciare Roma si congeda dai suoi amici più cari con un ultimo discorso, al termine di una cena in suo onore.

Non avendo più nulla da perdere si lascia andare ad una confessione amara su quando ha fatto e avrebbe voluto fare come prefetto in Giudea. Una missione difficile, in bilico tra l'applicazione della politica imperiale e il rispetto dell'autorità dei sacerdoti e del sinedrio di Gerusalemme.

Nel bel mezzo del suo mandato in Giudea, irrompe la figura enigmatica e straordinaria di Joshua. Molti lo riconoscono come un profeta. Ma non Kaifa, sommo sacerdote, che lo teme e ne ha decretato la condanna a morte accusandolo di blasfemia.

Posto di fronte all'autorità del prefetto di Roma, Joshua dimostra la sua natura di essere superiore. Ne deriva un tormentato processo che Pilato fa prima di tutto a se stesso e alla propria coscienza.

Pilato si racconta ai propri amici ammettendo la propria inadeguatezza di fronte all'uomo che gli viene portato in catene.

Un lungo monologo in cui l'autore attore cerca di dare credibilità e spessore psicologico a Ponzio Pilato calandolo nel contesto storico di allora. Ne scaturisce un profilo umano controverso che può offrire interessanti motivi di riflessione (indipendentemente dalla proprie credenze religiose) sui giorni precedenti e successivi alla morte di Cristo, secondo la prospettiva di un uomo politico dell'antica Roma.


Di questo monologo l'autore è anche interprete. Prevista una prossima rappresentazione in spazi pubblici e privati.




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