Sulla improvvisazione / About improvisation

December 30, 2016

 

Ad ognuno di noi capita di improvvisare… Lo facciamo sempre, tanto da non rendercene conto. Improvvisiamo un discorso, improvvisiamo una cena… Spesso però il termine “improvvisazione” assume una connotazione negativa che dà l’idea di una risposta affrettata per risolvere un inconveniente. Tipo: dato che non so come reagire, io dico o faccio la prima cosa che mi passa per la testa.

In realtà improvvisare, nel senso di rispondere rapidamente ad un evento imprevisto, non è detto che debba generare necessariamente un risultato approssimativo o scadente.

Con l’esercizio si può sempre migliorare la nostra capacità di improvvisare.

L’improvvisazione è a tutti gli effetti una abilità che necessita studio e applicazione per essere sviluppata. Essa ha una notevole importanza in varie espressioni della creatività, in particolare nella musica jazz e nel teatro, quello comico soprattutto.

Ma cosa significa “improvvisare”? Per semplificare potremmo definire l’improvvisazione come la capacità di modificare rapidamente un set predefinito di gesti, parole, comportamenti o suoni in modo da renderlo adeguato ad un cambiamento imprevisto. Questo set predefinito può essere un discorso, un ruolo, un brano musicale, una procedura, una sequenza di azioni…

Per rispondere efficacemente ad un imprevisto è necessario non solo padroneggiare perfettamente la propria parte (o discorso, brano, procedura che sia) ma anche e soprattutto modificarla rapidamente, anzi istantaneamente, senza pensarci, per fronteggiare efficacemente l’imprevisto. Ciò richiede una predisposizione al cambiamento, alla flessibilità, una disponibilità cioè ad uscire dai soliti binari di una consolidata routine.

Potremmo dire che questa flessibilità mentale (ma anche fisica) è massima nell’infanzia e va via via calando con l’età sotto il peso di un mero adeguamento alla routine. E’ evidente che è più facile e rassicurante ripetere sempre le stesse cose, compiere i soliti rituali che mettersi in discussione giorno per giorno.

Purtroppo viviamo in un mondo dove l’imprevisto è la regola. Per quanto si cerchi di regolamentare e imbrigliare in schemi razionali il complesso divenire degli eventi, un manuale o un sistema di per sé non potranno mai bastare a fronteggiare la turbolenza e il dinamismo di ciò che ci circonda.

L’improvvisazione non è quindi solo prerogativa del musicista jazz o dell’attore. Quindi il problema non è evitare di improvvisare, ma se farlo in modo maldestro oppure efficace.

Un suggerimento per allenarsi ad improvvisare potrebbe essere questo. Imparare perfettamente la propria parte, cioè quello che abbiamo definito come un set prestabilito di conoscenze, gesti, atteggiamenti, suoni ecc. Fatto questo focalizzarci su un qualcosa di imprevisto, tipo una richiesta di un amico, una telefonata, un guasto, una fermata, un inconveniente… e di modificare questa nostra parte appunto per renderla adeguata a questo imprevisto. Gli imprevisti ce li possiamo creare pure noi con un po’ di fantasia.

In termini pratici l’esercizio potrebbe essere: dire in due minuti un discorso che ci siamo preparati per durare una mezzora, oppure aggiungere un paio di ingredienti nuovi alla solita ricetta, oppure fare con la mano sinistra ciò che facciamo con la mano destra, cambiare il tragitto che facciamo per andare al lavoro. Gli esempi possono essere infiniti. Ad di là del fastidio iniziale che ci richiederà un po’ di impegno in più, il dover cambiare rapidamente (senza pensarci) il solito schema ci predisporrà a reagire rapidamente in modo via via più efficace.

Il concetto in fondo è di pensare a quello che siamo soliti considerare un fastidioso inconveniente come una opportunità piuttosto per allenarci al cambiamento e quindi ad un approccio più creativo.

 

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All of us improvise ... We always do, so as not realizing it. We improvise a speech, we improvise a dinner ... Often, however, the term "improvisation" has a negative connotation just to mean hasty response to fix an incident. Something like: since I do not know how to react, I say or do the first thing that goes through my head.

But actually to improvise, that is to respond quickly to an incident, does not necessarily imply an approximate or poor outcome. By practicing we can always improve our ability to improvise.

Improvisation is in effect a skill requiring application and commitment to be developed. It has considerable relevance in various expressions of creativity, mainly in jazz music and in theater practice. But what does "improvise" mean? Basically we can define improvisation the ability to quickly tune a predefined set of gestures, words, behavior or sounds to face an unexpected change. This default set may be a speech, a role play, a song, a procedure, a sequence of actions.

To respond effectively to unforeseen circumstances we should not just mastering perfectly our repertoire (or role, speech, song etc) but also and above all to change it quickly, indeed instantly, without thinking, to address effectively the unexpected. This requires a willingness to change, to leave the beaten tracks of a well-established routine. We could say this mental (and also physical) flexibility is highest in childhood and gradually decreasing with age under the pressure of an adjustment to the standard.

It is clear that it is easier to repeat the same things, do the usual reassuring rituals of every day. Unfortunately we live in a world where the unexpected is the rule. As we try to regulate and force usual complexity into rational models, a manual or a system will never be enough to deal with the turbulence and dynamism of what surrounds us. So improvisation is not only the prerogative of a jazz musician.

Thus the problem is not avoid to improvise, but if doing it clumsily or effective. A tip for training to improvise might be this. To learn perfectly our own part, that is what we defined as fixed set of knowledge, gestures, attitudes, sounds etc. focusing on something unexpected, like a request for a friend, a phone call, a failure, one stop, an inconvenience ... and then to change such set to make it adequate to the unexpected.

We can also create such incidents with a little imagination. In practical terms some exercises might be: to say in a couple of minutes a discourse that should last one hour, to add a few new ingredients to the usual recipe, to use left hand to deal with what we are used to do with right hand, or to change the way to go to work. Examples can be infinite. For beyond the initial hassle (taking some effort), the need to change quickly  the usual pattern will predispose us to react quickly and more effectively. The concept is to think of what is normally an annoyance rather as an opportunity to train ourselves to change and thereby to adopt more creative approach.

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