Arricchirsi con l'arte?

August 25, 2017

 

Mi è capitato spesso di ricevere richieste di suggerimenti da parte di artisti su cosa fare per avere successo nel proprio campo. Se per “avere successo” si intende “diventare ricchi e famosi”... è come chiedere la formula per vincere la lotteria.

 

Al giorno d’oggi soprattutto dove la competizione è sfrenata e la crisi economica è persistente il mio suggerimento è di pensare a sopravvivere più che a “avere successo”.

Scarterei il termine "emergente" da anni inflazionato.

“Emergente”  è una etichetta che si applica ad artisti non ancora "affermati" che prima o poi “sfonderanno”. Il problema è che siamo pieni di artisti “emergenti”. Così come di artisti addirittura sessantenni o settantenni che per anni parevano sul punto di sfondare rimanendo dei buoni artisti, con un loro discreto seguito. 

 

La formula per avere successo può essere un mix di talento, impegno e fortuna. Quello che spesso si sottovaluta è il rapporto fra la domanda e l’offerta, tra il numero di artisti (che offrono le loro opere) e il numero di possibili compratori. Fino a 30, 40 anni fa questo rapporto permetteva ad un numero significativo di artisti di campare con le proprie opere. Col passare degli anni il numero degli artisti (o sedicenti tali) è aumentato in modo vertiginoso, e si è ridotto in modo quasi corrispondente il numero dei compratori. Ciò se parliamo di collezionisti di opere d’arte in particolare. Ma anche se parliamo di libri, di CD, di biglietti di spettacoli il panorama mi pare abbastanza simile. 

 

Per un artista che diventa ricco e famoso, ce ne sono migliaia, anche molto bravi, che fanno la fame.

E allora per evitare inutili frustrazioni più che puntare sul successo, secondo me, converrebbe puntare sulla “sopravvivenza”. Il che detto così pare sinonimo di rinuncia se non di sconfitta. Invece presuppone un orientamento ad andare oltre il semplice “tirare a campare”. Per me sopravvivere invece significa fare in modo che le proprie opere vivano nel tempo, e quindi sopravvivano al loro autore. Il che sarebbe già un bel risultato.

 

Significa porsi in modo realistico un orizzonte di medio lungo termine. Chiedersi: cosa dovrei fare perché ciò che faccio non sia dimenticato, perché i miei quadri, i miei libri non marciscano in magazzino o non finiscano in discarica (dopo la mia morte)?

 

A questo punto entra in gioco la capacità dell’artista di lasciare una traccia, appunto per non cadere nel dimenticatoio. Il che può essere fatto attraverso tutto ciò che è utile alla promozione dell’artista stesso e delle proprie opere. Per un pittore valgono le mostre, i cataloghi, la sua rete di rapporti personali, la sua presenza nel web. Per uno scrittore valgono le sue pubblicazioni, la sua promozione tramite presentazione dei propri libri. Per un musicista, i concerti, i CD, le interviste rilasciate… Giusto come esempio. 

 

Ovviamente non dico nulla di nuovo. Quello che conta è soprattutto una sana dose di realismo. Porsi mete ambiziose sì, ma tenendo presente il contesto mondiale, dove il rapporto artisti – clienti è di 100 a 1 (a volere essere ottimisti).

Insomma se uno vuole arricchirsi è meglio che lasci da parte l’arte. In questo senso vale il detto : impara l’arte e mettila da parte. In questo senso non riempi il portafoglio, ma lo spirito certamente sì.

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