Vendere tramite case d’asta. E’ utile all’artista?

September 6, 2017

 

C’è molta libertà nella determinazione delle quotazioni degli artisti. E quando sono gli artisti a quotarsi le proprie opere, cioè a definirsi un prezziario, la libertà è anche eccessiva. Ci sono giovani artisti che ancora prima di vendere applicano alle loro opere quotazioni stratosferiche… cifre che neppure un artista affermato oggi in Italia riuscirebbe a raggiungere. 

 

L’intento è chiaro più è alta la quotazione più è alto il valore dell’artista e delle proprie opere. Questo ovviamente se le quotazioni rispondessero al reale prezzo di mercato. Ma se un artista fissa per una propria opera cm. 50 x 70 un prezzo di 5000 euro, e non trova da venderla nemmeno per 50 euro è chiaro che il prezzo non è onesto. 

 

Per avere la prova più diretta del valore commerciale di un’opera basterebbe metterla in vendita su Ebay.
La situazione del mercato in Italia è talmente desolante che su Ebay la maggior parte delle opere d’arte (escludendo gli artisti affermati) non vengono acquistate nemmeno ad 1 euro ad offerta libera. 

 

Su Ebay vedo molte opere di dubbia qualità di artisti sconosciuti pubblicate (ad offerta fissa) con prezzi che nessuno comprerà mai. Il pubblico prima di comprare si documenta sull’artista, quindi gonfiare le proprie quotazioni è del tutto inutile.

Esistono molti fattori che contribuiscono a definire il valore di mercato di un artista. Non è questa la sede per trattare questa problematica. Ma sicuramente il valore storico è uno degli aspetti principali. Se un artista entra nei libri di storia dell’arte questo dà l’idea di un artista di valore indiscusso. 

 

Il fatto di essere presente in musei o in importanti collezioni è pure indice di notevole valore.  Così come mostre personali in importanti istituzioni con cataloghi curati da critici famosi (escludendo quelli che inflazionano il mercato con le loro recensioni strapagate).

E’ evidente che entrare nei libri di storia o nei musei non è da tutti. E allora come fare per dare un minimo di credibilità alle proprie quotazioni?

Una strada per un artista è quella di sottoporre le proprie opere a case d’asta riconosciute a livello nazionale.

 

L’utilità di questa soluzione è duplice. Da un lato fare in modo che il prezzo a cui viene aggiudicata l’opera sia pubblico; dall’altro lato creare una storicizzazione delle opere vendute. Esistono infatti società come Artprice o Arsvalue che mantengono un database di tutte le aggiudicazioni che potrà essere consultato anche per decenni. Questo evita che un artista finisca nel dimenticatoio, una volta cessata la sua esistenza.

 

La vendita tramite case d’asta è una soluzione sottovalutata da molti artisti che forse la snobbano in quanto ritenuta un’operazione troppo commerciale. In realtà se, come ho già scritto, un obiettivo dell’artista è la propria sopravvivenza nel tempo, il fatto di essere memorizzato nei database delle varie case d’asta risponde bene a questo scopo.

 

Il problema semmai è di evitare che un’opera (sottoposta ad un’asta) risulti invenduta o venduta ad un prezzo troppo basso. Ciò perché il prezzo a cui un’opera è  aggiudicata concorre a determinare la quotazione dell’artista.

 

E allora sta all’artista coinvolgere i vari collezionisti affinché le proprie vengano aggiudicate a prezzi decenti. Cosa non semplice di questi tempi. Però sicuramente la vendita di opere d’arte in aste pubbliche ha un peso da non sottovalutare. Probabilmente anche maggiore rispetto a tante mostre di scarso peso destinate ad essere dimenticate.

 

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