Vivere di cultura. E' possibile?

October 10, 2017

 

 

Vivere di cultura. Lo dicono in tanti. Ma non lo fanno poi molti.
O meglio ce n’è di gente che vive di cultura. I direttori di importanti musei, famosi artisti, cantanti, star della televisione, divulgatori noti al grosso pubblico, docenti di accademia e professori…

Non parliamo poi del cosiddetto indotto.

Tutti quei servizi e quelle infrastrutture (dai tecnici ai costumisti, dagli hotel ai ristoranti, dalle guide turistiche ai parcheggiatori…) che sfruttano la ricchezza culturale del nostro paese, la tradizione, i grandi eventi.
La cultura è un grosso business per chi lo sa gestire direttamente o indirettamente.

 

Ma sappiamo benissimo che le persone che fanno cultura in prima persona, con le proprie opere, campandoci sopra sono nel complesso poche.

Diventare ricchi e famosi in qualità di artisti, scrittori, musicisti ecc. è come vincere alla lotteria. Uno su mille ce la fa, dice la canzone. E al giorno d’oggi anche di meno.

 

Negli ultimi decenni le persone che si dedicano ad attività artistiche è aumentato a livello esponenziale. Fino ai primi anni del secolo scorso solo i ricchi o i nobili potevamo permetterselo, almeno come professione. E questo creava già una bella selezione.
 

Adesso scrivere poesie, racconti, cantare, suonare, dipingere… è alla portata di tutti.

E di pari passo con l’incremento di questo popolo di artisti si è ridotto il numero dei possibili acquirenti. Non parliamo poi dei mecenati, figura estinta da oltre un secolo. Il problema che molti che si dedicano all’arte, alla cultura non se ne rendono conto. Gente disponibile a spendere anche solo pochi euro per comprare un quadro o un biglietto di teatro ce n’è sempre meno. Le collettive d’arte sono frequentate per lo più dagli artisti che vi partecipano oltre a qualche amico o parente stretto.

 

Chi ha talento e decide di dedicarsi in prima persona alla cultura deve rassegnarsi alla miseria?
A meno di non avere un enorme talento o una gran fortuna, ci si può guadagnare come docente. Può sembrare paradossale, ma è così. Fare arte non rende nulla, insegnarla o divulgarla invece sì.

 

Conosco artisti, scrittori e attori che riescono a sopravvivere economicamente solo grazie ai loro corsi.
E’ già qualcosa. Anche se si rischia di generare dei frustrati. Giovani pimpanti che una volta divenuti “esperti” ingrosseranno le file di quelli che vorranno vivere  della loro arte… con magri risultati.

Ovviamente c’è chi spera sempre nel colpo di fortuna, nell’incontro con lo sponsor illuminato. Chi si crogiola in un riconoscimento postumo.
 

Ma secondo me sarebbe meglio rinunciare ai sogni di gloria per evitare troppe frustrazioni.

Fare arte perché piace, per un arricchimento personale è forse l’unico mezzo per non cadere in depressione. E magari può funzionare anche meglio di tanti antidepressivi.

 

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